Morire di dignità
- DB

- 23 dic 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 22 set 2024
Lettera a Babbo Natale
Io amo il Natale, lo preciso perché può sembrare un po’ triste parlare di morte in questo periodo dell’anno eppure si muore anche a Natale, spesso anche da soli. Me lo diceva mio papà. Quando ero piccola e gli chiedevo come mai non amasse una festa così scintillante e gioiosa, lui mi rispondeva che era triste per tutti coloro che erano soli, malati o poveri. Allora pensavo parlasse dei clochard e invece eccoci qua: soli, malati e poveri.
Non abbastanza poveri per non correre da un negozio all’altro in cerca di regali, sostenendo con grande fatica l’economia del Paese, ma senz’altro abbastanza da essere tristi e da sentirsi soli. Per la maggior parte malati, o in quarantena, influenzati ma soprattutto influenzabili dall’infodemia che imperversa in tv e sui social media. Si dice morire con dignità, non di dignità ma senza di essa si muore due volte. Si dice morire con dignità. Si dice, ma non si fa.

Bisogna riconoscere che le preposizioni semplici vivono il periodo più complicato della storia, soprattutto quando si associano al covid ma non solo. La sfida del giornalismo di cronaca sembra essere sempre più orientata verso il tifo da stadio e le preposizioni cambiano colori alla bandiera. Inoltre nei titoli campeggiano informazioni personali delle vittime, in modo da favorire lo schieramento del lettore dalla parte della vittima o in quella opposta.
In moltissimi casi basta il titolo, tanto il resto dell’articolo è per gli abbonati e in ogni caso non lo legge quasi nessuno. Ma anche andando al di là di titolo e occhiello, prima o poi leggeremo “È mancata all’affetto dei propri cari la Signora Ponza, no vax che tifava pure per la juve. Ne danno il triste annuncio il genero Frola e i parenti tutti, che erano vaccinati però la domenica non andavano a messa”. E già adesso non ci andiamo molto lontani.
Le famiglie delle vittime della pandemia sono spesso sottoposte al dolore mediaticamente amplificato delle opinioni non richieste. E questo accade spesso anche per i casi di femminicidio, quando si parla di donne uccise dalla gelosia del marito o dalla convivenza forzata, come se la colpa potesse essere attribuita alla gelosia o al lockdown. Maggio 2020: “Ubriaco picchia la moglie senza motivo” come se la cosa grave fosse non avere un motivo.
Ripensando alle parole di papà rifletto tanto sul lato oscuro delle festività natalizie. Così in questi giorni, mentre conto gli spiccioli in banca per auto convincermi che forse posso arrivare persino a fare i pensierini di Natale nonostante la tragica situazione economica nell'unico Paese Ocse in cui le retribuzioni medie lorde annue sono diminuite (Censis), mi chiedo se non sarebbe un bel regalo per tutti tornare a soffrire e a morire con dignità.
Di covid, con covid, con vax, no vax, di vax, ma con dignità. Per gelosia, con gelosia, di gelosia, perché tante volte uccidono una donna e poi si ammazzano e allora le vittime, per la cronaca, diventano due perché alla fine la colpa, sta a vedere, è della gelosia. Sarebbe bello non finire più sui quotidiani ridotti a una x da segnare nella lista dei buoni o dei cattivi a seconda di chi legge, in un Paese in silenzio di fronte a violenza verbale e pubblico insulto.
Ecco Babbo Natale, se io morissi domani non vorrei essere anche lapidata con le reazioni e i commenti ai post di Facebook. Mi sembra di leggerli i commenti “Ma diteci se mangiava la carne perché mia cugina dice che il vaccino fa reazione avversa con le proteine animali infatti lei è vegana e sto pensando di diventarlo anche io. Risp grazie” oppure “Eh ma se lui la stalkerizzava perché lei non lo ha denunciato scusa? Se lo avesse fatto sarebbe ancora viva”.

Caro Babbo Natale, io amo la vita e ho la fortuna di averne una perciò, almeno per ora, non ti chiedo altro. Però voglio restituire qualcosa, perché se si ha la possibilità di donare qualcosa di utile, bisogna farlo. Offro una riflessione sul modo in cui comunichiamo, non in qualità di giornalisti ma soprattutto come esseri umani e mi impegno a pensare con attenzione ancora maggiore alle parole, che restano di gran lunga il regalo più prezioso che si possa ricevere.



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